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La chiesa abaziale sussidiaria dei SS. Benedetto Abate e Mauro Abate
L'Abbazia di "S. Benedicti in Fluvio Tronto Cum Cellis et Subiacentiis Suis" risulta già eretta nel 990 come attesta il documento pontificio "Convenit apostolico moderamini" datato l'11 novembre dello stesso anno.
Questo documento è il più lontano nel tempo ed è l'unico, che ci indica con sicurezza che in questi anni tra il 941 e 990 questa Abbazia era una realtà operante.
L'Abbazia appare ancora in un elenco di Monasteri che godevano del privilegio di essere sotto la protezione pontificia e in un diploma del 1038 dell'Imperatore Corrado II, ove si conferma che detta Abbazia era sotto il raggio d'influenza dell'Abate di Monte Cassino.
Non per nulla nella prima porta di bronzo della Basilica Desideriana di Monte Cassino (del sec. XI), abbattuta durante l'ultima guerra e attualmente ripristinata, si legge che l'Abbazia di S. Benedetto presso il fiume Tronto con la cella di S. Margherita figura tra le dipendenze dell'insigne Monastero.
Da un altro documento di poco posteriore al 1045 appare che un certo Corbone, Conte della Contea Aprutina e che aveva il suo castello in una località della bassa marca denominata Fano, fece un'ampia donazione a detto Monastero.
Da questo tempo in poi i documenti pontifici e imperiali si avvicendano e integrano la storia della nostra abbazia per vari secoli.
Abbandonata dai Monaci, che vi erano vissuti fino al 1500, divenne beneficio ecclesiastico, che seguì poi le vicende comuni dello stato italiano.
Oggi la piccola Chiesa, unica superstite testimone di tanta attività, è relegata in una stretta fascia di terra tra il fiume Tronto e la nuova superstrada che congiunge l'Adriatico ad Ascoli Piceno.
Il popolo truentino accorre da sempre da ogni parte per celebrare la festa del patrono S. Mauro Abate il 15 gennaio e la seconda domenica di agosto di ogni anno, dimostrando di apprezzare una altissima tradizione di storia e di spiritualità.
Cenni Biografici di S. Mauro Abate
Nato all'inizio del sec. VI da Equizio, nobile cittadino romano, fu condotto dai suoi genitori a Subiaco ove risiedeva S. Benedetto da Norcia, affinchè fosse da lui educato alla scienza e alla vita religiosa.
Sull'esempio del santo abate fondatore e degli altri monaci, apprese quelle virtù che l'avrebbero condotto poi tanto in alto nella vita spirituale al punto che Dio gli concesse perfino il dono di operare prodigi.
Nella sua vita, infatti, si legge che un giorno restituì sano e salvo ai genitori il loro bambino nato muto ed infelice; in altra circostanza fu visto camminare sulle acque del lago per correre e salvare l'amico Placido che stava per annegare; né minore interesse si creò attorno a lui quando un monaco goto cadde nelle acque profonde uno strumento del suo lavoro che egli recuperò prodigiosamente e quando ottenne che un monaco architetto del monastero, essendo caduto dall'impalcatura tra le macerie, restasse immune.
La sua attività fu sempre diretta da Dio ed emerse per il suo spirito di preghiera, umiltà ed obbedienza; per obbedienza infatti, si recò in Francia nel 543 e, dedicatosi all'apostolato, vi fondò il monastero di Glanfeuil nell'anjou, facendone un centro di preghiera, di studio, di lavoro, di assistenza sociale e vi morì nel 584, glorificato da Dio, ammirato dai confratelli e dal popolo intero. Invocato contro le malattie da raffreddamento, reumatismi, epilessia, nevrosi, mal di testa offre ai credenti il conforto della fede.
In Francia, infatti a Raimbeacourt (Douai), accanto al Santuario a lui dedicato esisteva una fonte che prendeva il suo nome e gli ammalati guariti vi appendevano le proprie grucce o altri strumenti ortopedici in segno di gratitudine.
E' protettore dei ramai, delle malattie della mente e a volte, è raffigurato con la bilancia, le grucce e la zappa.
La sua festa si celebra il 15 gennaio e la seconda domenica di agosto.
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